Blog Test di Paternità

3b9fd17

 

Il rifiuto del test del DNA prova la falsità del riconoscimento del figlio

Corte di cassazione – Sezione I civile – Sentenza 26 marzo 2015 n. 6136

Più spazio alla prova scientifica nel riconoscimento dei figli naturali. E ciò anche nel caso in cui l’accertamento passi per l’impugnazione dell’altrui dichiarazione di paternità. La mancata sottoposizione al test del Dna, infatti, può diventare un elemento determinante nel definire il «difetto di veridicità» del riconoscimento. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 6136/2015, rafforzando una linea interpretativa ad oggi minoritaria nella giurisprudenza di legittimità

 

notizia da http://www.diritto24.ilsole24ore.com/

 

Spesso i nostri clienti credono che un capello sia un campione ideale per eseguire un test di paternità. Questo è dovuto probabilmente all’influenza delle serie televisive in stile CSI dove i detective raccolgono quasi sempre capelli dalla scena del crimine. Bisogna fare alcune considerazioni per quanto riguarda l’analisi del DNA da capello e la probabilità di successo di un test di paternità.

Per capire meglio i limiti dell’analisi di DNA da capelli bisogna descrivere anatomicamente la sua struttura.

I capelli sono costituiti da tre strati: cuticola, corteccia e matrice

Struttura anatomica di un capello

Struttura anatomica di un capello

Nonostante questi strati siano costituiti da cellule, queste non contengono abbastanza DNA per effettuare un analisi genetica. Per questo motivo la regione del capello che è necessaria per poter analizzare il DNA è il bulbo pilifero anche detto radice del capello. In questa parte il capello è ricco di cellule e di DNA.

Quindi, per effettuare un test di paternità da capello, bisogna assicurarsi che sia un capello con radice (o bulbo). Ricordatevi che i capelli tagliati non hanno radice e quindi non vanno bene per l’analisi del DNA ai fini di paternità. E’ consigliabile raccogliere almeno 6 capelli con bulbo per aumentare la probabilità di successo dell’analisi.

Esempio di capello con bulbo visibile ad occhio nudo

Esempio di capello con bulbo visibile ad occhio nudo

E’ bene ricordare che dai capelli senza bulbo è possibile analizzare il DNA mitocondriale , ma l’analisi di questo DNA non serve per eseguire un test di paternità ma viene usata per investigazioni scientifiche in ambito penale.

test di paternità gravidanza

Il test di paternità prenatale si realizza quando non si vuole aspettare la nascita del bebè per determinare biologicamente la paternità.

Per effettuare un test di paternità in gravidanza bisogna ottenere un campione biologico del feto tramite villocentesi o amniocentesi rivolgendosi sempre a medici specializzati. Queste rappresentano le due tecniche di diagnosi prenatale invasiva.

- Il prelievo dei villi coriali (villocentesi) si effettua elettivamente tra l’undicesima e la quattordicesima settimana di gravidanza.

- Il prelievo di liquido amniotico (amniocentesi) si effettua invece a partire dalla sedicesima settimana di gravidanza.

Comportano entrambe un rischio di aborto spontaneo di circa l’1%. Per questo motivo è consigliabile una volta effettuato il prelievo non limitarsi esclusivamente al test di paternità ma approfondire lo stato di salute del feto eseguendo il cariotipo per avere informazioni sulla mappa cromosomica fetale.

I campioni di DNA del presunto padre e della madre vengono ottenuti con un semplice tampone buccale.

Alcuni laboratori offrono un test di paternità prenatale non invasivo da sangue materno, questo test non è stato ancora validato dalla comunità scientifica internazionale, per tanto non viene ritenuto affidabile al 100%.

In questo post descriveremo come eseguire un tampone buccale per test di paternità. Vi ricordiamo che non è necessario un prelievo di sangue venoso. Il DNA, infatti, è contenuto in tutte le cellule del nostro corpo e le cellule della mucosa buccale prelevate tramite il tampone sono più che sufficienti per effettuare una analisi del DNA per test di paternità. Spesso i pazienti credono che un prelievo di sangue sia più “sicuro”, ma è solamente più invasivo. Il risultato che si ottiene da un prelievo di sangue e da un prelievo buccale è identico.

Istruzioni kit illustrazione-02

  1. Estrarre il tampone dalla confezione
  2. Strofinare il tampone sulla superficie interna delle guance. 
  3. Reinserire ciascun tampone all’interno della propria confezione.
  4. Ripetere la procedura per tutte le persone che partecipano al test. È molto importante non confondere i tamponi dei diversi soggetti.

slide_051

Basta cercare “test di paternità” su google per rendersi conto quanti laboratori offrono questo tipo di servizio, ma come scegliere? in questo post cercheremo di darvi qualche utile consiglio per aiutarvi nella scelta.

    • Assicuratevi che il laboratorio dove eseguirete il test di paternità sia dedicato esclusivamente alle indagini di parentela o di genetica forense. Non è consigliabile eseguire il test in un laboratorio dove si eseguono altre analisi cliniche di routine, il rischio principale è la contaminazione dei campioni da analizzare. Inoltre molti laboratori non eseguono direttamente il test di paternità ma mandano i campioni ad altri laboratori.

 

    •  Il personale che esegue il test deve essere specializzato in biologia forense. I biologi come i medici hanno diverse specializzazioni, accertatevi che il biologo a cui vi rivolgerete abbia esperienza in genetica forense. Ancora meglio se il personale è membro della Società Internazionale di Genetica Forense (ISFG).

 

    • Chiedete al laboratorio se segue le linee guida della Società Internazionale di Genetica Forense per l’esecuzione dei test di paternità, se non ne conoscono l’esistenza … meglio cambiare laboratorio!

 

    • Esistono controlli di qualità per test di paternità e parentela eseguiti da gruppi scientifici che fanno riferimento alla Società Internazionale di Genetica Forense; un laboratorio che partecipa annualmente a tali controlli con risultati positivi è sicuramente da prediligere.

 

  • Non lasciatevi convincere dai prezzi troppo bassi, il test di paternità è una indagine genetica complessa e per tale ragione costosa. Garantitevi risultati di qualità, non risultati economici!

 

bioethics_591Un test di paternità ha due possibili risultati

1. Paternità praticamente provata (Attribuzione)

Questa frase nel report significa che il risultato statistico mostrato come Indice combinato di paternità è sufficientemente elevato per attribuire la paternità con una probabilità superiore al 99,73%.

2. Paternità esclusa (Esclusione)

In questo caso, il presunto padre non è il padre biologico del figlio considerato nell’analisi. Il report dovrà mostrare almeno due incompatibilità fra i marcatori analizzati.

 

GLOSSARIO DI TERMINI TECNICI

Marcatori: Sono regioni specifiche del DNA analizzate ai fini di identificazione genetica, validate per l’uso nei test di paternità.

Alleli: Sono i risultati per ogni marcatore usato per il test. Per ciascun marcatore ci sono due alleli che vengono ereditati uno dal padre e uno dalla madre.

Incompatibilità: È il risultato per un marcatore che non è compatibile con un rapporto di paternità. Se per esempio, nel marcatore D21S11 il figlio ha un allele 29 ereditato dalla madre e un allele 30, allora quest’ultimo dovrebbe provenire dal padre biologico. Se il presunto padre non presenta l’allele 30 allora il risultato è incompatibile con un rapporto di paternità. Se si trovano più di due incompatibilità la paternità verrà esclusa.

    Madre Figlio/a Presunto Padre  
Marcatore Allele   Allele Allele Allele Allele Allele  
D21S11 29   28 29 30 28 27 Incompatibilitá

Esclusione: Il test di paternità presenta più di due incompatibilità. In questo caso il presunto padre non è il padre biologico del figlio considerato nell’analisi.

incompatibilitàProbabilità a priori: È un valore matematico necessario per calcolare la probabilità di paternità a partire dall’Indice di paternità combinato (IPC). Normalmente assume un valore neutrale del 50% come consigliato dalle linee guida internazionali. Ciò significa che il presunto padre ha la stessa probabilità di essere il padre biologico come di non esserlo

Indice di Paternità (PI): valore statistico che per ogni marcatore permette di comparare la probabilità che un presunto padre abbia trasmesso uno specifico allele al figlio rispetto alla probabilità che lo stesso allele sia stato trasmesso da un individuo dello stesso gruppo etnico, diverso dal presunto padre. Se per esempio, nel marcatore D21S11 il figlio ha un allele 29 ereditato dalla madre, allora l’allele 30, deve essere stato ereditato dal padre biologico. Se il presunto padre presenta l’allele 30 allora il risultato è compatibile con un rapporto di paternità e viene calcolato l’indice di paternità (PI).

    Madre

Figlio/a

Presunto Padre

 PI

Marcatore Allele   Allele Allele Allele Allele Allele  
D21S11 29   28 29 30 30 27

2,3301

Indice di Paternità combinato (IPC): è un valore rappresentativo delle evidenze genetiche che stabilisce un rapporto statistico fra il presunto padre e il figlio considerato nell’analisi. Per calcolare detto valore si moltiplicano i singoli valori IP di ogni marcatore.

Probabilità di paternità: È un valore statistico, calcolato sulla base del IPC, necessario per esprimere la significatività del risultato del test. Questo valore non può essere uguale al 100%. Un valore del 99,73% o superiore è sufficiente per considerare una paternità come praticamente provata.

Per interpretare in modo comprensibile i diversi valori della probabilità di paternità, si utilizzano i predicati verbali di Hummel (Hummel et al. 1981) secondo lo schema riportato nella tabella seguente:

Valori di Paternità   Interpretazione
Probabilità di Paternità > 99.73%   Paternità praticamente provata
Probabilità di Paternità > 99% al 99.73% Paternità estremamente probabile
Probabilità di Paternità > 95% al 99% Paternità molto probabile
Probabilità di Paternità > 90% al 95% Paternità probabile
Probabilità di Paternità < 90%   Paternità insicura

Sempre più spesso in questi ultimi anni si sente parlare di test di paternità e analisi del DNA. Ma in cosa consite e come funziona il test?
Il DNA o acido desossiribonucleico si trova all’interno del nucleo di tutte le cellule ed è la molecola che contiene le istruzioni necessarie a “costruire” ogni essere vivente, sia esso un batterio, una pianta o un animale. Negli anni ’80 sono state identificate delle regioni del DNA, altamente variabili, che caratterizzano in maniera univoca ogni individuo, proprio come l’impronta digitale. Per ogni persona è quindi possibile ottenere un profilo genetico, una vera e propria carta di identità biologica. Il test di paternità compara il profilo genetico del padre con quello del figlio. Ogni individuo eredita il 50% del DNA dalla madre e il 50% del DNA dal padre. Quindi, padre e figlio biologici avranno in comune il 50% del loro profilo genetico. La figura 1 mostra due profili genetici che condividono il 50% delle regioni di DNA analizzate, questo è un classico esempio di paternità provata. La figura 2 mostra invece due profili genetici che presentano incompatibilità, escludendo così una possibile relazione padre-figlio.

Figura 1: esempio di paternità provata

testpaternità

Figura 2: esempio di esclusione di paternità

testdipaternitaesclusione